Castello Bizantino

Simeri-castelloCostruito verosimilmente nel X sec. d.C., il castello bizantino di Simeri domina sulla valle dell’omonimo fiume e sul golfo di Squillace, in una posizione strategica e molto suggestiva. Conserva pressoché intatta la cinta muraria esterna, una imponente torre cilindrica e buona parte della cittadella con il Palacium Castri, sede del potere. Testimone di oltre mille anni di storia, trasporta il visitatore in un viaggio nel tempo. Fondata tra il 1121 e il 1198 sotto la signoria dei Falluc, la Colleggiata (Chiesa di Santa Maria dell’Itria) è un monumentale complesso ecclesiastico che ebbe fino al 1800 il beneficio dell juspatronatus ovvero di eleggere e ordinare le cariche ecclesiastiche che facevano parte del feudo di Simeri e possedere rendite esclusive. Constava, fino alla distruzione subita nel 1744 a causa di un terremoto, di tre navate e tre altari. La struttura attuale è composta da un unica navata, facciata e tetto sono crollate nel 1905 a causa del violento terremoto che distrusse anche Reggio e Messina.

Collegiata di Simeri

Simeri-Collegiata-dettagli-interno

Al tempo della dominazione bizantina dei “Themi” di Calabria e Longobardia, sorse una lunga diatriba tra Catanzaro, Taberna Montana e Simeri per la priorità del vescovato Trium Tabernarum, già di Trischene: nella “Cronica di Catanzaro”, Luise Gariano ricorda che nell’archivio della chiesa maggiore di Simeri era conservata l’iscrizione “Joannes Episcopus Simmarientis Trischines”, mentre nel “Syllabus Graecarum Membranarum” di Francesco Trinchera, all’anno 1091 è menzionato il vescovo Teodoro Mesimerio. Dal IX tomo della “Italia Sacra” di Ferdinando Ughelli (1) si ricava che nel 1161, il vescovo Leonzio De Risu, di famiglia latina ma di rito greco, per motivi di sicurezza, si trasferì da Taverna a  Simeri, suo paese natale, dove aveva diversi possedimenti, e da lì esercitò il suo magistero religioso; nelle “Rationes decimaruma Italiae” di Domenico Vendola è registrato a Simeri, nel 1328, “Joannes Prothopapa grecorum eiusdem castri”.

Originariamente la chiesa era divisa in tre navate, com’ è precisato nella “Relazione ad Limina” del 12 novembre 1582 del vescovo di Catanzaro Nicolò Orazi(2), e il suo tesoro (“mistico bottino delle mense degli altari”) era costituito  dalle reliquie  dei Santi: Sebastiano ( protettore del paese) , Policromio, Vincenzo, Cristofaro, Donato, Felice e Innocenzo, il cui scheletro incorrotto è custodito ancora in una bara di legno fatiscente, a ridosso dell’altare maggiore.

Dal “Regesto Vaticano per la Calabria”, di padre Francesco Russo (12378 e 10527) apprendiamo che la chiesa di Santa Maria dell’Itria (Guida nel cammino della vita) di Simeri fu elevata a insigne collegiata il 15 settembre 1440 (3), con Bolla da Firenze di Papa Eugenio IV, (4) al tempo di Re  Roberto d’Angiò e delle lotte dinastiche per la successione al Regno di Napoli. (5)

Il feudo di Simeri era compreso nella Contea di Catanzaro, concessa dal XII secolo a Pietro I Ruffo e poi (a.1239) a Pietro II, a Giovanni nel 1302, a Pietro III, ad Antonello, a Nicolò, il quale, nel 1390, vi aveva incardinato il titolo di marchese di Crotone, per volontà della regina Margherita, tutrice di Ladislao Durazzo. Durante il suo dominio le ricche e numerose colonie di Ebrei delle Giudecche di Catanzaro e di Simeri videro mitigate le controversie con le autorità religiose cattoliche e ottennero diverse immunità, compresa l’esenzione dal pagamento della gabella della tintoria e della mortafa. Il conte Nicolò ebbe vita travagliata e alterne fortune presso le due dinastie Angioine che si contendevano il Regno di Napoli; nel 1404 alienò la contea di Belcastro a Paolo da Viterbo, alias Peretto de Andreis, riscattandola subito dopo. Nel 1405 confermò i “Capitula, Statuta, Ordinationes Terrae Symari”, cioè le Grazie, le Immunità, i Privilegi concessi sin dal periodo bizantino, i Capitoli e gli Stabilimenti de iure carceris, molendinorum et furnorum, fiscarie, sulle fiere, sul reggimento dell’Universitas col criterio della divisione dei ceti. (Cfr. Regia Camera della Sommaria di Napoli).

Non avendo avuto discendenza maschile, a Nicolò succedette la figlia Giovannella, la quale nel 1425 sposò Antonio Colonna, principe di Salerno e nipote di papa Martino V. Dopo l’assassinio della contessina Giovanna nel 1435 e fino al 1466,  la Contea di Catanzaro e il Marchesato di Crotone furono ereditati da Enrichetta Ruffo, che nel 1401 sposò Antonio Centelles (6), viceré in Calabria al tempo di Alfonso I d’Aragona, il Magnifico.

Stemma araldico dei Ruffo: “Troncato, cuneato d’argento e di nero; il capo caricato di tre conchiglie al naturale, ordinate in fascia”. Motto: “Omnia bene”.

fonte: http://acsimeri.altervista.org/la-chiesa-collegiata-di-santa-maria-dellitria/

Soveria Simeri

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Nel medioevo la cittadina prosperò sotto il governo bizantino, che fortificò il perimetro abitato.

Nel 1541 il territorio di Simeri Crichi (e anche quello di Soveria Simeri) era di proprietà del duca Ignazio Barretta appartenente al Ducato di Simeri. Simeri appartenne poi ai Borgia fino al 1622. Dopo i Borgia, la terra passò ai Ravaschieri, già principi di Satriano. Il casale di Simeri fu poi dei De Fiore, dei Barreta Gonzaga e dei De Nobili, con Emanuele De Nobili che vi rimase fino al 1806, anno dell’eliminazione della feudalità.

Simeri è il borgo più antico, d’origine medievale: in questa zona sono stati portati alla luce una serie di reperti della prima metà del ferro e del periodo magnogreco.

Crichi, invece, fu fondato nella seconda metà del XVIII secolo, pare da un gruppo di contadini di Sellia.

Per quanto riguarda Simeri i primi feudatari risultano i Falloc e poi i Ruffo. A loro seguirono i Centelles e poi, nel 1482, i d’Aragona d’Ayerbe che, conti dal 1519, mantennero la titolarità fino al 1580. La baronia, da quest’anno, passò attraverso diverse famiglie. Fu di Casa Borgia, poi dei Ravaschieri di Satriano, dei De Fiore (marchesi dal 1715), dei Barretta Gonzaga (con titolo di duchi dal 1749) ed infine, dei De Nobili di Catanzaro, ultimi feudatari.

Danneggiato dal terremoto del 1783, Simeri fu riconosciuto comune con decreto del 4 maggio 1811 e gli furono attribuite le frazioni di Crichi e di Petrizia (quest’ultima gli fu tolta con il riordino amministrativo borbonico del 1816 e attualmente fa parte del comune di Sellia Marina). Con decreto del 16 settembre 1848 il comune fu riunito e la sede municipale spostata a Crichi.

(fonte: Wikipedia)